Piccolo manuale per la conquista del mondo

Piccolo manuale per la conquista del mondo

PRIMO CAPITOLO DEL MANUALE

Le persone hanno bisogno di amare ed essere amate.
Cosi’ puo’ degnamente cominciare un buon manuale per la conquista del mondo.

Il solito caso di sindrome cronica di incomunicabilita’ tra esseri umani.
Ti amo.
Mi amo.
Soprattutto, ti voglio bene.
Lasciamo che ci sia una porta aperta per catturare le emozioni del mondo.
Non tutti riescono a dire quello che vorrebbero sentirsi dire, anche se lo vorrebbero.
E’ davvero difficile.
Ci sono immensi campi di fragole nascosti nei boschi.
Strawberry fields, nothing is real.

Quando ci chiedono a cosa stiamo pensando la maggior parte delle volte rispondiamo “a niente”.
Pare impossibile.
Pare che invece sia possibile.
Un primo linguaggio privo parole, sensazioni comunicabili direttamente a se stessi senza bisogno di filtri interpretativi.
Pero’ non possiamo dire questo agli altri, questo linguaggio non permette la comunicazione, almeno non a questo livello evolutivo.
Le parole sono gli strumenti che usiamo per pensare.
Ci sono lingue piu’ adatte al commercio, alla tecnica, altre piu’ adatte alla poesia, alla filosofia, alla riflessione.
E’ davvero un peccato che i vocabolari completi, quelli composti da volumi e volumi, siano cosi’ poco diffusi, anche avendo a disposizione supporti di memorizzazione digitali con enormi capacita’.
I vocabolari e i dizionari sono sempre piu’ piccoli, micro, e mentre il linguaggio si restringe, anche il pensiero viene ristretto.
Diventa difficile pensare quando non si hanno gli strumenti per farlo.
Diventa difficile comunicare quando non si ha un canale adatto.
Ci sono pensieri che mai si potranno comunicare, ci sono cose che mai potro’ dire.

Cosa avra’ mai a che fare l’amore con tutto questo casino, perche’ gli esseri umani non riescono a dirsi certe cose ?
Credevo di pensare a certe cose, e mi sono ritrovato a pensare tutt’altro.

Una vera strategia di controllo prevede dei paradossi matematici difficilmente risolubili.
Ogni uomo avrebbe bisogno di una guardia dietro le spalle, ogni guardia di un’altra guardia, anche questa di un’altra guardia, all’infinito, solo per essere sicuri che il controllo sia reale.
Ma ci sono sentieri piu’ semplici da battere.
E sicuramente ognuno trovera’ una strada personale ancora migliore per il controllo, alla fine il controllo e’ umano, animale, legato a tantissime cose.
Questa e’ la strada che ho scelto, costellata di semplificazioni e paradossi.
Per prima cosa ho bisogno di sapere cosa stanno facendo gli altri, cosa stanno pensando, cosa stanno desiderando.
Gli esseri umani sono difficili da trattare, cominciare a controllarli senza conoscerli profondamente e’ una via che porta alla sconfitta.
Almeno cosi’ penso.
Un grande apparato di captazione globale, grandi orecchie e grandi occhi.
Le guardie che tendono all’infinito sono inutili e pericolose, meglio averne di meno ma meglio controllabili, pronte ad agire ogni volta che l’apparato registri qualcosa di interessante.
Visibili o invisibili che importa, tanto nessuno ha interesse in certe cose.

Il mondo intanto si sviluppa secondo la propria volonta’.
Terremoti, maremoti, piante, animali, vulcani.
Non su tutto possiamo intervenire.

Ma il mondo a livello molto fisico non e’ nei nostri piani.
Non nei miei.
Il mondo degli uomini e’ quello che mi interessa controllare.
Un livello un po’ piu’ alto di quello fisico.
Il mio apparato conosce molto piu’ di quello che mi serve per reprimere, conosce le ricette che vengono scambiate, conosce i segreti che vengono confidati, conosce le scoperte, le sensazioni, conosce i progetti, le avventure, conosce il freddo e il calore, gli incontri e gli scontri.
Non tutto, ma conosce tanto, anzi, conosce abbastanza.

Il balletto lo fanno i ballerini, il mondo che mi interessa lo fanno i soggetti che ci vivono.

Come in ogni sistema complesso sto’ riducendo le variabili di cui ho intenzione di occuparmi per rendermi il discorso piu’ agile, per non perdermi nel contrario di tutto.

L’ho gia’ detto, non voglio essere odiato, voglio dispensare amore, anzi, voglio ricevere l’amore del mondo ad ogni livello, in ogni sua stupida rappresentazione.
Non mi importa degli scarti di produzione di questo lavoro.
Se qualcuno ricevera’ davvero amore sara’ un divertente effetto collaterale.

Intanto ho bisogno di un mondo in cui tutti siano separati dagli altri, in cui l’intolleranza sentimentale sia massima, cosi’ come massima dev’essere l’opposta tendenza al produrre legami.
Lo sappiamo che lungo le linee del conflitto, sia esso interno o esterno, si sviluppano tutti i mezzi che ci sono utili.
Dove c’e’ questa tendenza saremo anche noi.
Dopotutto sappiamo gia’ cos’e’ che tutti sanno, riuniamo tutte le informazioni che le cellule impazzite all’interno della societa’ dispongono, vendiamo ad ognuno la sua ambrosia, scegliendo anche il prezzo.

Creiamo davvero la societa’ in questo modo, o ce ne impadroniamo soltanto ?

Potremmo dire che sono due facce della stessa medaglia.
Abbiamo bisogno di appropriarci dell’energia vitale, del pensiero di tutto e tutti, ma abbiamo anche bisogno di creare una realta’ dove una parte della popolazione possa vivere, una realta’ oppiacea ed emozionante, sporca ma allo stesso tempo piena di desideri.

Stiamo semplicemente mettendo assieme tutte le nostre attivita’ di base.

Captiamo.
Controlliamo.
Reprimiamo.
Assorbiamo.
Imprigioniamo.

E tutto all’infinito, per ogni nucleo sociale, in ogni dove applichiamo la nostra ricetta migliore, scegliamo tra quello che sappiamo fare la strada piu’ semplice, come sempre.

PRIMO INTERMEZZO

Non so’ perche’ sto’ dicendo queste cose, forse sono soltanto perso dentro me stesso.
Vorrei semplicemente capire com’e’ che avviene questo controllo, dov’e’ che ha una propria utilita’, perche’ ci si trova in una strada cosi’ stretta, dove sono andate a finire tutte le strategie di liberazione.

Confondere le informazioni che vengono captate.

Non penso sia necessario nascondere le informazioni a tutti, anzi, cosi’ si rischia di rendere piu’ forte il meccanismo prima descritto, la separazione dei corpi rende tutto piu’ facile.

Orde di uomini seduti davanti alle tv.

Bisogna rafforzare la comunicazione, eludendo allo stesso tempo il sistema di captazione.
Bisogna immergersi dentro la realta’ e contribuire alla sua costruzione, attraversare le situazioni quando e’ possibile e anche se fa piuttosto male.
Non so’ se ci sono persone o situazione piu’ o meno controllate, questo mi e’ assolutamente oscuro.
Se la realta’ diventa un prodotto, e’ il momento di produrla, produrla non per ingaggiare una battaglia tra controllori di mondi, ma per creare una realta’ liberata e liberante.

Come si puo’ produrre una realta’ che non sia oppressiva per gli altri ?
Questo e’ un punto che mi sfugge totalmente, ma un modo dev’esserci.
Se controllando qualcuno si puo’ produrre una realta’ diversa, aiutarsi reciprocamente nella ribellione ad una realta’ imposta puo’ diventare un motore di realta’ ugualmente potente, ma questa e’ solo un’ipotesi.

CAPITOLO SECONDO DEL MANUALE

Il controllo e’ molecolare, fluido, non monolitico, si controlla contemporaneamente in tanti modi e si controllano in ogni modo soggetti diversi tra loro.
Ognuno puo’ essere soggetto ad una o piu’ formule di controllo, che si mescolano o si tengono separate a seconda di tanti fattori.

Il grande fratello ti osserva.

E allo stesso tempo sei tu ad osservare il grande fratello.

Mentre lo osservi dietro di te si possono svolgere infinite situazioni.
Spostare l’attenzione su una cosa o su un’altra, oltre a non essere una pratica neutrale, e’ una pratica di controllo molto stretta, perche’ mentre si e’ distratti il controllore puo’ usare meno risorse per tenerti ugualmente sotto stretto controllo.
Ma un semplice elemento di distrazione per una piccola sortita da battaglia non e’ stategia da ventunesimo secolo.
Infatti se puo’ essere utile un elemento di distrazione cosi’ congeniato, il basare una strategia complessa solo su questo non e’ molto produttivo.
La distrazione non deve servire solo a permettere un passaggio al coperto di truppe ma si inserisce perfettamente nel meccanismo di produzione della realta’ controllata a cui prima accennavamo.

SECONDO INTERMEZZO

Viene da se’ che il semplice nascondersi non puo’ permetterci di sfuggire al controllo, la fuga dal controllo passa da qualcos’altro, non e’ neanche la fuga da uno strumento o da chi tecnicamente lo muove, e’ una fuga da un tipo di societa’ creata da noi ma non secondo il nostro volere, e’ una riapproriazione degli strumenti tecnologici e sociali di produzione di senso e realta’.

Propriamente e’ una rivoluzione oltre la paranoia.

Anche se la stessa parola rivoluzione puo’ far sorridere qualcuno.
Allora cambiamo strutturalmente il nostro punto di vista, la nostra e’ una rivoluzione evolutiva nel passaggio non da uno stato ad un altro o da un tipo di potere ad un altro, ma da un uomo ad un altro e quindi da una societa’ ad un’altra.
E non stiamo neanche intendendo un cambiamento che avvenga in un preciso punto dello spazio.

TERZO CAPITOLO DEL MANUALE

L’esterno, l’emergenza, l’esclusione.

Da un certo punto in poi alcuni elementi del controllo divengono noti a tutti ed esistono tecniche di controllo per far accettare altre tecniche di controllo, in pratica delle metatecniche, e anche tra queste una parte puo’ tranquillamente venir svelata mentre una parte deve rimanere segreta.
I classici approcci alla creazione del mostro e del nemico, le azioni che per ottenere certi scopi vengono operate su masse intere e senza difese comuni sono di certo dannatamente reali, ma limitarsi a questa visione significa ridurre di nuovo il controllo ad una pratica monolitica che vuole in relazione di input ed output, da una parte e dall’altra, sempre e solo masse.
Il problema nasce proprio dal fatto che le masse sono composte da singoli che ricevono una dose di controllo troppo bassa per essere del tutto efficace.
Dentro questi soggetti e’ naturalmente presente un apparato di controllo, ma non avendone ricevuta una dose adeguata, da un momento all’altro e a causa di un qualche imprevedibile stimolo il cui controllo costerebbe davvero troppo, questi soggetti possono svincolarsi dalla massa e divenire “out of control”.

Una seria politica di controllo non puo’ lasciarsi cogliere alla sprovvista da questo rischio e percio’ deve aggiungere ad un controllo di tipo piu’ grezzo tutta la serie di procedure, segrete o meno, che servono ad immobilizzare pienamente i soggetti su cui si vuole agire.

Anche qui comunque il problema e’ nella mancanza di comunicazione, di una comunicazione che tutti cercano e di cui nessuno riesce a far buon uso.
Se anche all’interno della massa ci fosse una reale comunicazione come potrebbe avvenire un controllo produttivo ?
E’ una domanda interessante, ma finora non c’e’ stato bisogno di riflettere su questo punto perche’ abbiamo sempre avuto a che fare con una comunicazione creata in laboratorio con menomazioni che le impedissero di svolgere la sua vera funzione, cioe’ riprodurre se stessa per creare comunita’, e quindi una vera comunicazione all’interno della massa umana rimane per noi semplice utopia.

One Reply to “Piccolo manuale per la conquista del mondo”

  1. Ho letto.. ho assimilato.. e deduco che l’introversione ha dato i suoi frutti… il punto è che comunicare è una cosa… controllare la particella della comunicazione è un’altra cosa… ed è appunto il controllo della particella che favorisce l’amore in essa… renderla reale e quindi scambiabile (comunicare) con gli altri… e l’amore è ciò che scaturisce controllo su altri rendendoli “schiavi” al nostro potere… la fisica segue regole fisse, impossibili nel modificarle.. causa quindi produce un effetto. Emettere amore attrae amore… emettere affetto attrae affetto..
    il segreto comunque, sta nell’andare oltre la stupenda frase <>.
    Al di là della questione religiosa che non mi interessa… tale frase raccoglie il segreto del controllo, della comunicazione e quindi della conquista del mondo.
    Un pensierino a tale affermazione non guasterebbe.

Leave a Reply

Your email address will not be published.