Saperi precari

Saperi precari

Racconto di una serie di incontri sul sapere a Napoli.

Venerdi` 10 Gennaio 2003

Ho sentito gli altri ieri sera, al telefono.
Sono l`ultimo a partire.
E` talmente presto che sembra notte, notte fonda.
L`autobus e` a dir poco vuoto, alla partenza siamo in 4 oltre autista e controllore.
Nel tragitto dalla stazione centrale all`universita` riesco a non perdermi, ma solo per farlo direttamente dentro l`universita`.
Dolori a parte ecco l`aula “A-3“ della facolta` di economia, arrivo in tempo per perdere gli interventi di Bologna e Fumagalli, mi siedo comodamente sulle fredde scale di gomma, entro velocemente in simbiosi con l`ambiente, cominciano i soliti flussi, non credo che riusciro` a fermarli, non questa volta, saranno loro a raccontarvi di Napoli, non io….

“Inventare, inventare, inventare.“
Aspettavo di sentir dire questa parola: Inventare.

“Cattiverie.“
Se in un qualsiasi discorso non nomini almeno una volta a sproposito Termini Imerese non sei figo.

Mi spengo un attimo mentre comincia a parlare una compagna dell`universita` di Cosenza, parla della Fiat, di Melfi, delle catene di montaggio.
Fa tanti disegni sulla lavagna, ma io sono un ragazzo cattivo, non sono molto convinto di quello che dice, non capisco se sta` descrivendo un qualcosa di generalizzabile o di strettamente particolare, non riesco ad estendere il suo discorso a qualcosa che vada oltre la fabbrica della Fiat a Melfi.
Mi sforzo eppure non ci riesco, ci sono tanti punti ancora non chiari, tante sono le riflessioni sulla “New Economy“ e sulle trasformazioni dell`economia dell`informazione che ho macinato nei mesi scorsi che non riescono a trovare il punto di contatto con le sue analisi.
Interventi e ancora interventi, sento di nuovo il richiamo, mi abbandono….

“Polmoni.“
Scorte no!
Scorte male!
Scorte brutto!

“Resistenze.“
Tutto si puo` interrompere, la distruzione e` ubiqua.

“Contenitori.“
Voglio un ergastolo per arrestare il mondo.

“Abitazioni.“
Se il mio domicilio e` un mondo che non abito, dov`e` che vivo ? Dov`e` che lavoro ? Dov`e` il mondo ? La cooperazione sociale esiste ?

“Lavoro e non lavoro.“
Il lavoro e` mio nemico non lo posso sopportare.

Finalmente la pausa pranzo.
Restiamo nell`aula, ma solo per sapere che il workshop seguente si terra` all`altro capo del corridoio, nell`aula “A-8“, pare infatti che in questa ci siano problemi con il proiettore.
Ovviamente ci sono problemi anche nella nuova aula, ma almeno qui tenendo i cavi qualcosa si riesce a vedere.
Comincia l`assemblea delle realta` italiane impegnate in progetti di inchiesta e conricerca all`interno delle universita` e del vasto mondo del precariato.
A tratti ho paura, le assemblee di “movimento“ da svariati mesi mi mettono angoscia, ho paura di rivivere situazioni difficili, ho paura di ricordare cose sepolte da tempo, ho paura e preferisco andare col pilota automatico….

“Immagini.“
Continuano a riproporre incubi a chi li ha vissuti, ma perche` dio ha permesso che inventassero la telecamera ?

“Legno.“
Il legno porta il freddo, il sole calato non scalda, io ancora ?

Trovo la forza per risvegliarmi abbastanza rapidamente, anche perche` c`e` qualcosa di nuovo nell`aria.
Una ricercatrice, anche lei di Cosenza, comincia un discorso sulla ricerca che coinvolge molto piu` di Melfi, a partire dalla ricerca stessa, sono contento di aver sentito qualcosa come “La ricerca e` trovare nuove soluzioni, stratagemmi, fare bricolage, non si puo` leggere un libro e cercare di applicarlo.“.
Si comincia a parlare di controllo, sul posto di lavoro come nella societa` tutta, e una domanda subito mi si para davanti: e` meglio opporre se stessi alla tecnologia, o appropriarsi di essa per eliminare il controllo ?
E subito dopo: il controllo diventa parte della produzione, la produzione e` parte anch`essa del controllo ?
Un attimo di pausa, poi torno….

“Amori.“
Ci saluteremo con un ultimo bacio quando verra` il momento.

“Matematica.“
Nei grandi numeri ci si nasconde e poi ci si ritrova tutti.

“Continuare.“
Hai paura ?
Un po` ma procedi pure.

Ormai sono uscito dal seminato, continua il workshop ma io penso ad altro, sono totalmente preso da quello che dicevo prima, il controllo ha preso il sopravvento su di me, nella mia testa risuona un ritornello sempre uguale a se stesso: controllo / autocontrollo / societa` / soggettivita` / produzione.
Devo trovare una strada per riuscire a capire quello a cui sto` pensando, ma non e` cosi` semplice….

“Controllo.“
Mi parli ma non puoi vedermi.
Io so` cosa vuoi e devo farti pensare che sia solo io a potertelo dare.
Lo vuoi, vero ?
E io so` che lo vuoi.

“Autocontrollo.“
Io so` cosa vuoi, ti ho visto ieri, ti ho sentito oggi, qui, li`, ovunque.
Ti ho fatto capire che posso darti tutto, ma tu pensi che questa sia una tua scoperta.
Io ti creo, ti modello, ma non ti ho mai toccato.
Forse ho toccato il tuo stampo, sarai tu a forgiarti, ma grazie a me.
Sei felice adesso ?

“Societa` e Soggettivita`.“
Hai quello che vuoi, che io voglio tu desideri, il mito dell`autopoiesi si e` impossessato di te, sei tu che decidi cosa essere, sei tu che crei persino il tuo mondo.
Grazie a te adesso il mondo e` mio.
E tu mi ami, mi ami perche` io so` quello che tu non saprai mai: io so` che le stelle sono i miei occhi, i miei occhi che guardano il tuo corpo e accolgono la tua mente.

Continua, la giornata continua, e come sempre io penso alle stesse cose, penso a come sia possibile conciliare con coerenza tutto cio` che avevo raccolto prima di venire a Napoli con quello che Napoli mi ha fatto trovare.
E penso anche che se controllo ed autocontrollo assieme riescono a modellare le soggettivita` modellano anche la societa` che da quelle e` formata.
Il controllo qui non e` un agente passivo, e` parte attiva della produzione.
Credo che nel momento in cui cercavo di trovare un discorso che coniugasse controllo repressivo e controllo produttivo stessi pensando proprio a questo.
Ma un report e` un report, e per quanto quello che sto` scrivendo sia un report un po` anomalo, ha le sue regole e i suoi spazi, ed e` giunto il momento di andare avanti.
Una sola provocazione riesce a stimolarmi.
Ritengo importante nei lavori di inchiesta non produrre ulteriori strumenti di “controllo“ e di “autodenuncia“ per quelli che accettano di essere inchiestati, di sistemi spia ce ne sono fin troppi per esserci in qualche modo il bisogno di crearne altri noi stessi.
Ma tutto passa in fretta, e la notte e le feste aiutano a dimenticare.
…notte…

Sabato 11 Gennaio 2003

Una giornata molto diversa, colazione napoletana, passeggiata napoletana, tranquillita` napoletana.
Si parla di media oggi.
Cominciamo con IndyMedia, dov`e` la rivoluzione di indymedia secondo voi ?
Ma certamente nel mezzo, nel sistema stesso dell`open publishing.
Sarebbe sciocco dire che indy e` rivoluzionaria per le informazioni che porta, perche` l`informazione e` la peculiarita` di quel mezzo piu` grande che e` la stessa internet.
Con un po` di sbattimento in piu` si otterrebbero le stesse informazioni che veicola indy anche se indy non esistesse, e` l`open publishing che rende indymedia uno strumento veramente rivoluzionario.
L`altro pensierino del giorno e`: quanto piu` la comunicazione si allontana da quello che sono gli interessi e la vita, tanto piu` non e` comunicazione.
Complice il sole campano mi rilasso un attimo….

“Linux.“
Linux non risolvera` i problemi del mondo, siamo noi che dobbiamo farlo.

Torno all`istante colpito da qualcosa di grosso, altri continuano a mettere le dita nella ferita che ieri ho sentito riaprirsi: cosa vogliamo veramente noi piccoli ominidi se non essere amati e non essere soli ?
Sento dentro di me strategie del controllo che agiscono al livello dell`emotivita`, desideri indotti, risposte suggerite, amori evanescenti.
Vorrei abbandonare completamente il linguaggio degli inganni e delle incomprensioni, vorrei comunicare in un altro modo….

“Tatto.“
Toccarsi e, per osmosi, comunicare.

Questa e` la mia Napoli, adesso piu` che una stazione, finalmente una citta` che porta con se ricordi e pensieri, con persone e strade, dolci e feste.
Una citta` del sud.
E io amo il sud.

“Gnosco.“
Vuoi che io ti ami, e questo lo so`.
Farti credere che cio` sta` davvero avvenendo e` il mio lavoro.
Conoscenza e` potere.

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