Category: Thinking

It’s difficult but i try to

Giornalai

Giornalai

Mi pare che il problema italiano non siano i politici, non siano gli elettori, non sia lo zio Silvio ma sia semplicemente l’informazione.

Non me ne vogliate, non sono un esperto, ritengo semplicemente che ci sia un circolo vizioso tra informazione e società  in Italia (potrebbe essere una situazione che non riguarda solo l’Italia ma io qui vivo al momento e per questo paese parlo), un circolo che un po’ alla volta ha consumato il senso critico del paese.

Lo dico chiaramente, si può essere di opinini diverse, io ad esempio mi sento da quasi sempre un progressista di sinistra, ho comunque amici e conoscenti di opinioni diverse, riesco a rispettarli e ad essere o meno d’accordo con loro, non lo ritengo un problema, ma ritengo che l’onestà  intellettuale sia indispensabile.
Possiamo essere amici ma se dici una stronzata io devo fartelo notare, si tratta di onestà .

In Italia invece non si usa più fare questo, molto peggio, non lo fanno più nemmeno i giornalisti, e non dico con i loro amici, cosa molto privata, ma nei confronti del mondo che descrivono.

Non si va più a caccia della notizia ma ci si basa su quanto letto sulle agenzie, ormai si può fare i giornalisti senza usare telefono e uscire dal proprio ufficio, basta leggere le agenzie e farne riscrittura pedissequa.

Questo danno per l’informazione per cui, ad esempio, invece di fare domande ai politici si ascoltano le dichiarazioni dei portavoce crea nella gente un senso di “La TV ha detto questo, perciò questo è vero”, senza controllare, senza verificare, la morte della curiosità  è la morte dell’uomo come essere senziente.

Questo è gravissimo perchè il circolo vizioso va dall’informazione alla società  e da questa di nuovo all’informazione.

Riusciremo a tornare a farci domande ?
Riusciremo ad essere onesti con noi stessi, o preferiremo la pigrizia ?

E lo dico da inguaribile pigro eh!

Soluzioni non ne ho, però ho ripreso a farmi domande e a verificare un minimo le fonti prima di parlare, rischiando di non credere più a niente, ma meglio non credere a niente che credere a tutto.

L’ignoranza è il nostro nemico, combattiamola.

P.S. codesta riflessione arriva ad elezioni europee ed amministrative passate ma la immagino di respiro molto più ampio, rifletto ormai sul giornalismo e sul tema dell’informazione da pasqua e per questo devo ringraziare, povero ignorante che sono, non intellettuali famosi od illustri pensatori, ma Stieg Larsson e la sua Millennium Trilogy.

Pensaci

Pensaci

Ho visto “Otto e mezzo” questa sera e come al solito mi si è guastato lo stomaco, quindi sparo lì giusto due riflessioni personali.

Ma dico io, serve un premio Nobel per capire che il “voto utile” è una stronzata ?
Il voto utile si basa sulla dietrologia, è una cosa che si valuta a posteriori non a priori, a priori si esprime il proprio voto perchè così si è scelto e successivamente si scopre assieme a tutti quanti gli altri come si è globalmente votato, solo a quel punto si può parlare, volendo proprio parlarne, di voto utile perchè si hanno dei dati, ma finchè non si voterà  a posteriori parlare di voto utile rimarrà  soltanto una scusa per dire di non votare qualcuno.
Perciò tutti i voti sono utili.

Secondo punto all’ordine del giorno, ritengo che il Ministro della Repubblica Italiana On. Ignazio La Russa quando dice di volere una società multirazziale ma non una multiculturale stia esprimendo la sua ostilità  nei miei confronti in quanto mai e poi mai io e lui avremo la stessa cultura, eppure siamo entrambi Italiani.
Anche volendo banalizzare il concetto di cultura al suo meschino e puerile esempio fatto di burqa e crocefissi nelle aule di scuola riesco a trovare un’analogia culturale tra me e lui, perciò io non sono previsto nella sua Italia e probabilmente nell’Italia di questo governo.
Devo cominciare a preoccuparmi ?

The art of commenting code

The art of commenting code

It’s simple, I’m reading some old C code right now (but it’s a general thought really) and it lacks comments so I’m trying to understand what it does for using it proficiently, I know that I’m not a “comment guy” cause I only now and then put comments in my source code, but managing a medium C++ project in the last few months (my bachelor thesis) I’ve finally understood what to comment and what not.

First of all I don’t like commenting every line of code, it’s stupid and it’s wrong, good code must be readable also without comments, comments are for helping readers to understand the “whole thing”, so they must refer to widen pieces of code, pieces that you can understand also without the comments but that with them become more easily to be understood by you.

So I’ve started to comment the critical point of my code, the decisions taken and the rationale beside them and I’ve found, finally, what I absolutely need to comment: data structures.

The rationale it’s simple, if algorithms have a behavior that you can follow to understand them, data structures haven’t, you can’t understand them if they want, or better, you can but you have to spent lot of time trying to find every use of them and it’s not cool, absolutely isn’t 😉

So, I started to comment my data structures, their fields, how they must be used and the meaning of them, why don’t you ?

(This is all because the code I’m reading right now has no comments and some strange graph data structures with fields not understandable if you are not the author, and I’m not)

Piccolo manuale per la conquista del mondo

Piccolo manuale per la conquista del mondo

PRIMO CAPITOLO DEL MANUALE

Le persone hanno bisogno di amare ed essere amate.
Cosi’ puo’ degnamente cominciare un buon manuale per la conquista del mondo.

Il solito caso di sindrome cronica di incomunicabilita’ tra esseri umani.
Ti amo.
Mi amo.
Soprattutto, ti voglio bene.
Lasciamo che ci sia una porta aperta per catturare le emozioni del mondo.
Non tutti riescono a dire quello che vorrebbero sentirsi dire, anche se lo vorrebbero.
E’ davvero difficile.
Ci sono immensi campi di fragole nascosti nei boschi.
Strawberry fields, nothing is real.

Quando ci chiedono a cosa stiamo pensando la maggior parte delle volte rispondiamo “a niente”.
Pare impossibile.
Pare che invece sia possibile.
Un primo linguaggio privo parole, sensazioni comunicabili direttamente a se stessi senza bisogno di filtri interpretativi.
Pero’ non possiamo dire questo agli altri, questo linguaggio non permette la comunicazione, almeno non a questo livello evolutivo.
Le parole sono gli strumenti che usiamo per pensare.
Ci sono lingue piu’ adatte al commercio, alla tecnica, altre piu’ adatte alla poesia, alla filosofia, alla riflessione.
E’ davvero un peccato che i vocabolari completi, quelli composti da volumi e volumi, siano cosi’ poco diffusi, anche avendo a disposizione supporti di memorizzazione digitali con enormi capacita’.
I vocabolari e i dizionari sono sempre piu’ piccoli, micro, e mentre il linguaggio si restringe, anche il pensiero viene ristretto.
Diventa difficile pensare quando non si hanno gli strumenti per farlo.
Diventa difficile comunicare quando non si ha un canale adatto.
Ci sono pensieri che mai si potranno comunicare, ci sono cose che mai potro’ dire.

Cosa avra’ mai a che fare l’amore con tutto questo casino, perche’ gli esseri umani non riescono a dirsi certe cose ?
Credevo di pensare a certe cose, e mi sono ritrovato a pensare tutt’altro.

Una vera strategia di controllo prevede dei paradossi matematici difficilmente risolubili.
Ogni uomo avrebbe bisogno di una guardia dietro le spalle, ogni guardia di un’altra guardia, anche questa di un’altra guardia, all’infinito, solo per essere sicuri che il controllo sia reale.
Ma ci sono sentieri piu’ semplici da battere.
E sicuramente ognuno trovera’ una strada personale ancora migliore per il controllo, alla fine il controllo e’ umano, animale, legato a tantissime cose.
Questa e’ la strada che ho scelto, costellata di semplificazioni e paradossi.
Per prima cosa ho bisogno di sapere cosa stanno facendo gli altri, cosa stanno pensando, cosa stanno desiderando.
Gli esseri umani sono difficili da trattare, cominciare a controllarli senza conoscerli profondamente e’ una via che porta alla sconfitta.
Almeno cosi’ penso.
Un grande apparato di captazione globale, grandi orecchie e grandi occhi.
Le guardie che tendono all’infinito sono inutili e pericolose, meglio averne di meno ma meglio controllabili, pronte ad agire ogni volta che l’apparato registri qualcosa di interessante.
Visibili o invisibili che importa, tanto nessuno ha interesse in certe cose.

Il mondo intanto si sviluppa secondo la propria volonta’.
Terremoti, maremoti, piante, animali, vulcani.
Non su tutto possiamo intervenire.

Ma il mondo a livello molto fisico non e’ nei nostri piani.
Non nei miei.
Il mondo degli uomini e’ quello che mi interessa controllare.
Un livello un po’ piu’ alto di quello fisico.
Il mio apparato conosce molto piu’ di quello che mi serve per reprimere, conosce le ricette che vengono scambiate, conosce i segreti che vengono confidati, conosce le scoperte, le sensazioni, conosce i progetti, le avventure, conosce il freddo e il calore, gli incontri e gli scontri.
Non tutto, ma conosce tanto, anzi, conosce abbastanza.

Il balletto lo fanno i ballerini, il mondo che mi interessa lo fanno i soggetti che ci vivono.

Come in ogni sistema complesso sto’ riducendo le variabili di cui ho intenzione di occuparmi per rendermi il discorso piu’ agile, per non perdermi nel contrario di tutto.

L’ho gia’ detto, non voglio essere odiato, voglio dispensare amore, anzi, voglio ricevere l’amore del mondo ad ogni livello, in ogni sua stupida rappresentazione.
Non mi importa degli scarti di produzione di questo lavoro.
Se qualcuno ricevera’ davvero amore sara’ un divertente effetto collaterale.

Intanto ho bisogno di un mondo in cui tutti siano separati dagli altri, in cui l’intolleranza sentimentale sia massima, cosi’ come massima dev’essere l’opposta tendenza al produrre legami.
Lo sappiamo che lungo le linee del conflitto, sia esso interno o esterno, si sviluppano tutti i mezzi che ci sono utili.
Dove c’e’ questa tendenza saremo anche noi.
Dopotutto sappiamo gia’ cos’e’ che tutti sanno, riuniamo tutte le informazioni che le cellule impazzite all’interno della societa’ dispongono, vendiamo ad ognuno la sua ambrosia, scegliendo anche il prezzo.

Creiamo davvero la societa’ in questo modo, o ce ne impadroniamo soltanto ?

Potremmo dire che sono due facce della stessa medaglia.
Abbiamo bisogno di appropriarci dell’energia vitale, del pensiero di tutto e tutti, ma abbiamo anche bisogno di creare una realta’ dove una parte della popolazione possa vivere, una realta’ oppiacea ed emozionante, sporca ma allo stesso tempo piena di desideri.

Stiamo semplicemente mettendo assieme tutte le nostre attivita’ di base.

Captiamo.
Controlliamo.
Reprimiamo.
Assorbiamo.
Imprigioniamo.

E tutto all’infinito, per ogni nucleo sociale, in ogni dove applichiamo la nostra ricetta migliore, scegliamo tra quello che sappiamo fare la strada piu’ semplice, come sempre.

PRIMO INTERMEZZO

Non so’ perche’ sto’ dicendo queste cose, forse sono soltanto perso dentro me stesso.
Vorrei semplicemente capire com’e’ che avviene questo controllo, dov’e’ che ha una propria utilita’, perche’ ci si trova in una strada cosi’ stretta, dove sono andate a finire tutte le strategie di liberazione.

Confondere le informazioni che vengono captate.

Non penso sia necessario nascondere le informazioni a tutti, anzi, cosi’ si rischia di rendere piu’ forte il meccanismo prima descritto, la separazione dei corpi rende tutto piu’ facile.

Orde di uomini seduti davanti alle tv.

Bisogna rafforzare la comunicazione, eludendo allo stesso tempo il sistema di captazione.
Bisogna immergersi dentro la realta’ e contribuire alla sua costruzione, attraversare le situazioni quando e’ possibile e anche se fa piuttosto male.
Non so’ se ci sono persone o situazione piu’ o meno controllate, questo mi e’ assolutamente oscuro.
Se la realta’ diventa un prodotto, e’ il momento di produrla, produrla non per ingaggiare una battaglia tra controllori di mondi, ma per creare una realta’ liberata e liberante.

Come si puo’ produrre una realta’ che non sia oppressiva per gli altri ?
Questo e’ un punto che mi sfugge totalmente, ma un modo dev’esserci.
Se controllando qualcuno si puo’ produrre una realta’ diversa, aiutarsi reciprocamente nella ribellione ad una realta’ imposta puo’ diventare un motore di realta’ ugualmente potente, ma questa e’ solo un’ipotesi.

CAPITOLO SECONDO DEL MANUALE

Il controllo e’ molecolare, fluido, non monolitico, si controlla contemporaneamente in tanti modi e si controllano in ogni modo soggetti diversi tra loro.
Ognuno puo’ essere soggetto ad una o piu’ formule di controllo, che si mescolano o si tengono separate a seconda di tanti fattori.

Il grande fratello ti osserva.

E allo stesso tempo sei tu ad osservare il grande fratello.

Mentre lo osservi dietro di te si possono svolgere infinite situazioni.
Spostare l’attenzione su una cosa o su un’altra, oltre a non essere una pratica neutrale, e’ una pratica di controllo molto stretta, perche’ mentre si e’ distratti il controllore puo’ usare meno risorse per tenerti ugualmente sotto stretto controllo.
Ma un semplice elemento di distrazione per una piccola sortita da battaglia non e’ stategia da ventunesimo secolo.
Infatti se puo’ essere utile un elemento di distrazione cosi’ congeniato, il basare una strategia complessa solo su questo non e’ molto produttivo.
La distrazione non deve servire solo a permettere un passaggio al coperto di truppe ma si inserisce perfettamente nel meccanismo di produzione della realta’ controllata a cui prima accennavamo.

SECONDO INTERMEZZO

Viene da se’ che il semplice nascondersi non puo’ permetterci di sfuggire al controllo, la fuga dal controllo passa da qualcos’altro, non e’ neanche la fuga da uno strumento o da chi tecnicamente lo muove, e’ una fuga da un tipo di societa’ creata da noi ma non secondo il nostro volere, e’ una riapproriazione degli strumenti tecnologici e sociali di produzione di senso e realta’.

Propriamente e’ una rivoluzione oltre la paranoia.

Anche se la stessa parola rivoluzione puo’ far sorridere qualcuno.
Allora cambiamo strutturalmente il nostro punto di vista, la nostra e’ una rivoluzione evolutiva nel passaggio non da uno stato ad un altro o da un tipo di potere ad un altro, ma da un uomo ad un altro e quindi da una societa’ ad un’altra.
E non stiamo neanche intendendo un cambiamento che avvenga in un preciso punto dello spazio.

TERZO CAPITOLO DEL MANUALE

L’esterno, l’emergenza, l’esclusione.

Da un certo punto in poi alcuni elementi del controllo divengono noti a tutti ed esistono tecniche di controllo per far accettare altre tecniche di controllo, in pratica delle metatecniche, e anche tra queste una parte puo’ tranquillamente venir svelata mentre una parte deve rimanere segreta.
I classici approcci alla creazione del mostro e del nemico, le azioni che per ottenere certi scopi vengono operate su masse intere e senza difese comuni sono di certo dannatamente reali, ma limitarsi a questa visione significa ridurre di nuovo il controllo ad una pratica monolitica che vuole in relazione di input ed output, da una parte e dall’altra, sempre e solo masse.
Il problema nasce proprio dal fatto che le masse sono composte da singoli che ricevono una dose di controllo troppo bassa per essere del tutto efficace.
Dentro questi soggetti e’ naturalmente presente un apparato di controllo, ma non avendone ricevuta una dose adeguata, da un momento all’altro e a causa di un qualche imprevedibile stimolo il cui controllo costerebbe davvero troppo, questi soggetti possono svincolarsi dalla massa e divenire “out of control”.

Una seria politica di controllo non puo’ lasciarsi cogliere alla sprovvista da questo rischio e percio’ deve aggiungere ad un controllo di tipo piu’ grezzo tutta la serie di procedure, segrete o meno, che servono ad immobilizzare pienamente i soggetti su cui si vuole agire.

Anche qui comunque il problema e’ nella mancanza di comunicazione, di una comunicazione che tutti cercano e di cui nessuno riesce a far buon uso.
Se anche all’interno della massa ci fosse una reale comunicazione come potrebbe avvenire un controllo produttivo ?
E’ una domanda interessante, ma finora non c’e’ stato bisogno di riflettere su questo punto perche’ abbiamo sempre avuto a che fare con una comunicazione creata in laboratorio con menomazioni che le impedissero di svolgere la sua vera funzione, cioe’ riprodurre se stessa per creare comunita’, e quindi una vera comunicazione all’interno della massa umana rimane per noi semplice utopia.

Crittografia: why?

Crittografia: why?

“Voglio una tenda, non voglio che i vicini mi guardino mentre mi spoglio.“

Tutto potrebbe cominciare cosi`, con una frase detta un bel giorno da qualcuno in una qualche casa.
Uno compra una tenda e la monta, cosi` puo` mantenere la comodita` di avere una luce naturale e unire a cio` la tranquillita` di non essere spiato.
Prassi comune.
Tutti troverebbero legittima una tale pretesa, ognuno ha diritto alla propria intimita`.

Eppure non e` cosi` semplice…

Ci sono cose piu` intime, piu` segrete, piu` preziose di quanto non lo sia il proprio corpo.
C`e` tutto quello che dentro al corpo risiede, tutto quello che attraversa la mente, ci sono le sensazioni e i sentimenti, la comunicazione con se stessi e con gli altri: il nostro universo informazionale.
Pochi comunque pensano al fatto che nella vita di tutti i giorni siamo osservati e ascoltati, spiati da qualcuno, o da qualcosa.
Pochi sono consapevoli di essere protagonisti del film della propria vita ripreso da un anonimo regista.

Sono nella mia stanza, con la tenda tirata, eppure qualcuno potrebbe ascoltarmi o vedermi…. non sono piu` solo.

Paranoia: una patologia che affligge sempre piu` persone o una barriera di protezione che si frappone fra noi ed il mondo che ci circonda ?

Neanche questa volta la risposta e` cosi` semplice.

La riservatezza, l`intimita`, la privacy, sono beni importanti che acquistano sempre piu` valore per il nostro essere parte di un mondo globalizzato che ci osserva e che produce mediante questa costante osservazione.
Certo non vogliamo qui giustificare il tentativo di assimilare tali valori a valori di scambio, non vogliamo farlo perche` significherebbe giustificare o perfino avvalorare una visione mercificata del mondo e della vita.
Stiamo solo tentando di porre l`accento sul fatto che, se un mercato della riservatezza esiste, allora non siamo soltanto dei dannati paranoici.
Se tutto questo fosse un sogno saremmo contenti di poterci risvegliare e dimenticare le nostre vicissitudini oniriche.
Ma aprendo gli occhi veniamo a scontrarci col fatto che la realta` non e` cosi` diversa da quello che gli altri chiamano sogno.

Pensiamo, esemplificando, al fatto che gestire cio` che della propria vita e` lecito sapere e cio` che non lo e` e` il fattore che tiene in vita il meccanismo della celebrita`.
O, ancor meglio, pensiamo ai sondaggi, alle tecnologie d`indagine, alle imprese che, per se stesse o per altri, captano le sensazioni e i gusti della moltitudine.
Chiamereste tutto questo semplicemente “marketing“ ?
No, qui c`e` qualcosa di piu` sottile e persuasivo e, molto spesso, non autorizzato; qualcosa che va oltre la soglia della percezione comune e che arriva ad insinuarsi nelle nostre menti….

Le telecamere invadono le strade, le piazze, i mezzi di trasporto; ormai sono in piu` posti di quanti sia possibile immaginarne, e molte volte non ce ne rendiamo nemmeno conto.
Credete di essere immuni di fronte a queste tecnologie ?
Credete che la vostra immagine sia solo un fotogramma di passaggio ?
Assistiamo ad un processo di miniaturizzazione estrema della tecnologia, leggiamo di societa` che vendono apparecchiature per il tecnocontrollo…
Pensate che questi siano solo “giochini“ per i fantomatici “curiosi“ di turno ?
O al peggio per qualche “maniaco“ ?
Oramai conosciamo bene Echelon, sappiamo quanto sia potente e cosa rappresenti.

Il passamontagna non e` piu` sufficiente.

Ormai staccare la batteria del telefono cellulare quando si tengono conversazioni sensibili non e` una stravaganza, e` la prassi.
Quanta, infatti, della nostra comunicazione passa per canali tecnicamente controllabili ?
Tanta.
Satelliti, cavi, onde elettromagnetiche, quale tra questi canali pensate che non possa essere controllato ?

Direte che abbiamo ancora la nostra mente, che non e` ancora possibile sondare il pensiero.
Ma il pensiero non risiede soltanto nelle nostre teste, il pensiero si materializza.
Continuamente il pensiero viene materializzato per essere comunicato, annotato, trascritto.
Si e` accesa in voi una lampadina ?
Sentiamo sempre piu` sulla nostra pelle che anche cio` che pensiamo puo` essere posto sotto controllo.

Ma allora, a cosa ci serve quella tenda che abbiamo montato all`inizio ?

A darci un segnale.
Siamo controllati, sappiamo di non essere liberi; quella tenda ci segnala che e` giunto il momento che qualcosa cambi.
Siamo ormai stufi di essere spiati sempre e comunque, siamo stufi di una privacy che non esiste.

La condivisione delle informazioni e` il nostro punto di partenza e tale rimarra`.
Ci siamo battuti per i nostri diritti e continueremo a farlo fino a che il nostro obiettivo non sara` raggiunto.
Agevoleremo il prender piede delle innovazioni tecnologiche, ma non avremo pieta` contro chi pensa di utilizzare queste stesse tecnologie contro di noi, non saremo clementi con chi usera` la tecnologia per controllarci e per renderci schiavi di un mondo che non ci appartiene.

Copyright (C) 2002 isazi & RageMan

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